Condivisione dell'esperienza
E’ questo il concetto fondamentale che distingue l’esperienza di mutuo
aiuto da altre forme di aiuto. Il mutuo aiuto si verifica soltanto quando
chi aiuta (helper) e chi viene aiutato (helped) condividono assieme la
storia di un medesimo problema. L’essenza del processo è la mutualità e la
reciprocità. E’ possibile che chi aiuta non sia in senso proprio un “pari”
della persona che viene aiutata ; può darsi che sia un cosiddetto
“sopravvissuto”, ossia, una persona che è già riuscita a far fronte con
successo allo stesso problema e che per questo ha acquisito un’utile
competenza basata sull’esperienza concreta piuttosto che sulla formazione
specifica. Inoltre, l’esperienza di condivisione giova sia alla persona
che viene aiutata sia chi aiuta. La persona che viene aiutata può
riconoscere nell’” aiutante” ciò che lei stessa sarà in futuro. Si può
così rendere conto che la sua sofferenza non deve necessariamente essere
permanente, ma che può essere superata.
Aiutando gli altri si aiuta se stessi
Questa è la filosofia portante del gruppo separati/divorziati. L’idea di
far gruppo nasce spontaneamente e soprattutto dal bisogno di stare insieme
e confrontarci con persone che stanno attraversando le stesse
problematiche, ovvero la separazione dal coniuge, il trovarsi soli a
riorganizzare la quotidianità familiare, la difficoltà nell’essere
genitore solo, il disagio di non poter far fronte alle incombenze
economiche, di non potere conciliare lo spazio del lavoro con i tempi
della famiglia, il disagio dei nostri figli, che di colpo vedono il nucleo
familiare diverso soprattutto per l’assenza quotidiana del padre.
Nasce così nel 1999 il nostro aiutarsi - aiutare - per aiutarci ed in
concreto abbiamo iniziato a fare “gruppo”. I gruppi di auto mutuo aiuto
sono formati da persone e/o famiglie alla pari, separati e/o divorziati
con figli e senza figli che si trovano per potersi confrontare, aiutare,
ascoltare e raggiungere determinati scopi attraverso il reciproco sostegno
emotivo. Le persone sono unite da un disagio comune. Si impegnano per il
proprio e l’altrui cambiamento promovendo le reciproche potenzialità e
risorse positive mediante il coinvolgimento personale e con la
condivisione delle esperienze vissute. La partecipazione è regolata dalla
disponibilità di ciascuno a portare le proprie storie di vita, la propria
soggettività, in un clima di ascolto e comunicazione che punta alla
responsabilità personale dei singoli.
Venendo al gruppo le persone trovano:
Informazioni su come far fronte ai loro
problemi
Aiuto materiale (se necessario);
La sensazione che qualcuno si prenda cura di loro e le aiuti. Questo tipo
di aiuto è spesso molto efficace perché:
Possiamo quantificare a tre le fasi
del processo post-separativo. Cosa prova la persona nelle varie fasi:
Fase 1) Utenti della
prima fase post-separativa
Sensi di colpa per non avere potuto
evitare la separazione;
Sensi di abbandono per non essere più
accudito ovvero per non avere più il punto forte di riferimento della casa
coniugale;
Sofferenza per la mancanza di ruolo nei
confronti dei figli e per non avere più un ruolo di coniuge;
Difficoltà a riorganizzare gli spazi
abitativi;
Difficoltà a prendere coscienza di
quanto sta accadendo;
Desiderio di parlare con qualcuno e di
essere ascoltato e continuare ad ascoltarsi;
Perdita della stima di sè;
Voglia di non vivere (a volte tanti
fanno dei tentativi di suicidio);
Difficoltà a ricordarsi di quanto è
accaduto e del motivo perché ciò accade proprio a lui/lei;
Rabbia di essere stato lasciato;
Odio nei confronti dell’ex partner e
della famiglia che lo circonda.
Fase 2) Utenti nella fase intermedia
Questi membri del gruppo (passati anche loro nella prima fase acuta)
cominciano a frequentare il gruppo in maniera discontinua: il processo di
miglioramento è visibile; il “membro” quando è presente nel gruppo, parla
di più e interagisce con gli altri e fa da “specchio” all’occorrenza,
ovvero sia attutisce la negatività del vissuto e raccontato della persona
che vive la prima fase. Nonostante possiamo definire il nostro gruppo
aperto, senza obbligo di frequenza si nota un inizio di disaffezione al
gruppo, comincia a non dipendere più dallo stesso. Sono visibili altri
miglioramenti quali:
Desiderio di prendersi cura di qualcuno;
Voglia di fare altro per uscire dal suo
isolamento (comincia a guardarsi intorno e cerca di capire cosa altro può
fare nella sua vita, oltre che piangersi addosso);
Cerca soluzioni affettive o si chiede se
sia giusto non pensare ad una nuova affettività;
Vuole ampliare o imparare a gestirsi
spazi e momenti ricreativi, magari cercando inizialmente tra i membri del
gruppo la possibilità di fare qualcosa in comune;
Rifiuto di ascoltare i membri del gruppo
che sono nella fase più acuta;
Ricerca di altre forme di aggregazione;
Voglia di cominciare a piacersi;
Fase 3) Utenti che sono fuori completamente (per
alcuni aspetti) dalla sofferenza post-separativa. (gruppo out)
In questa altra tipologia l’utente dovrebbe in teoria uscire dal gruppo ma
non lo fa. Continua a farvi parte a volte assiduamente come nella prima
fase, a volte in maniera solo passiva quasi da spettatore che si lascia
coinvolgere nella tecnica dello “specchio” con fasi di noncuranza per
quanto sta accadendo, quasi non fosse lì, ma ci sta e ci viene. La fase
finale dell’evento post-separativo è evidente in quanto i segnali di
benessere, acquisito stando in mezzo al gruppo, hanno dato i risultati
sperati. La persona mette in atto i seguenti processi:
Non dipende più dal gruppo nel senso che
anche quando è fuori riesce a riempire meglio i suoi spazi ed i suoi tempi
allargando la conoscenza anche ad altre persone e non più l’attaccamento e
la dipendenza nel gruppo;
Voglia di riorganizzare la propria vita
affettiva;
Voglia di benessere fisico (quasi sempre
si inizia a frequentare una palestra (le donne) mentre gli uomini iniziano
a frequentare corsi di ballo, discoteche, pub per ricerca di altre persone
e facilitare la comunicazione;
Recupero della stima del sé;
Ripresa e maggiore consapevolezza per
mettere in atto le proprie risorse;
Scoperta di nuove mete e nuovi traguardi
(comincia a porsi degli obiettivi);
Voglia di uscire dall’isolamento;
Voglia di appartenere al gruppo ma nello
stesso tempo di muovere e scuotere il gruppo a fare qualcosa di diverso.