Associazione

 

Auto mutuo aiuto
Noi tutti sentiamo il bisogno di essere amati e curati, di soddisfare i nostri bisogni fisici ed emozionali fondamentali, di sentirci sicuri in quanto parte di famiglia e di comunità. Nell’affrontare i vari problemi della vita tutti abbiamo bisogno dell’aiuto di altre persone a noi vicine che possono guidarci nel passare attraverso esperienze magari ben familiari per loro, mentre per noi possono essere nuove e impegnative. Tradizionalmente i genitori svolgono questo ruolo nei confronti dei figli poi, man mano che i figli crescono, altri membri della famiglia, amici, oppure insegnanti possono assumere un ruolo di guida riguardo a molti altri problemi ed esperienze della vita.
Molte persone hanno scoperto che a volte possono ricevere più aiuto da estranei che hanno lo stesso problema di quanto ne ricevano da persone che sono loro vicine sul piano relazionale. È spesso più facile infatti imparare da coloro con i quali possiamo identificarci, poichè essi si trovano, o si sono trovati nelle stesse circostanze in cui noi ci troviamo. In ogni caso, possiamo condividere sentimenti, esperienze e comprensione. Non ci sentiamo più così soli quando ci rendiamo conto che non siamo gli “unici” a provare certe difficoltà. E’ possibile chiamare “auto aiuto” (self-help) quello che viene identificato come “mutuo aiuto” (mutual-help). Il mutuo aiuto comincia, naturalmente, con l’auto aiuto con la persone che riconosce l’esistenza di un problema e si attiva in cerca di aiuto. Tale azione, però è una ricerca personale che non implica necessariamente un’azione di un gruppo quanto, piuttosto, uno sforzo individuale da parte della persona per apprendere ed utilizzare al meglio le informazioni o le conoscenze di un esperto.

Condivisione dell'esperienza
E’ questo il concetto fondamentale che distingue l’esperienza di mutuo aiuto da altre forme di aiuto. Il mutuo aiuto si verifica soltanto quando chi aiuta (helper) e chi viene aiutato (helped) condividono assieme la storia di un medesimo problema. L’essenza del processo è la mutualità e la reciprocità. E’ possibile che chi aiuta non sia in senso proprio un “pari” della persona che viene aiutata ; può darsi che sia un cosiddetto “sopravvissuto”, ossia, una persona che è già riuscita a far fronte con successo allo stesso problema e che per questo ha acquisito un’utile competenza basata sull’esperienza concreta piuttosto che sulla formazione specifica. Inoltre, l’esperienza di condivisione giova sia alla persona che viene aiutata sia chi aiuta. La persona che viene aiutata può riconoscere nell’” aiutante” ciò che lei stessa sarà in futuro. Si può così rendere conto che la sua sofferenza non deve necessariamente essere permanente, ma che può essere superata.

Aiutando gli altri si aiuta se stessi
Questa è la filosofia portante del gruppo separati/divorziati. L’idea di far gruppo nasce spontaneamente e soprattutto dal bisogno di stare insieme e confrontarci con persone che stanno attraversando le stesse problematiche, ovvero la separazione dal coniuge, il trovarsi soli a riorganizzare la quotidianità familiare, la difficoltà nell’essere genitore solo, il disagio di non poter far fronte alle incombenze economiche, di non potere conciliare lo spazio del lavoro con i tempi della famiglia, il disagio dei nostri figli, che di colpo vedono il nucleo familiare diverso soprattutto per l’assenza quotidiana del padre.
Nasce così nel 1999 il nostro aiutarsi - aiutare - per aiutarci ed in concreto abbiamo iniziato a fare “gruppo”. I gruppi di auto mutuo aiuto sono formati da persone e/o famiglie alla pari, separati e/o divorziati con figli e senza figli che si trovano per potersi confrontare, aiutare, ascoltare e raggiungere determinati scopi attraverso il reciproco sostegno emotivo. Le persone sono unite da un disagio comune. Si impegnano per il proprio e l’altrui cambiamento promovendo le reciproche potenzialità e risorse positive mediante il coinvolgimento personale e con la condivisione delle esperienze vissute. La partecipazione è regolata dalla disponibilità di ciascuno a portare le proprie storie di vita, la propria soggettività, in un clima di ascolto e comunicazione che punta alla responsabilità personale dei singoli.
Venendo al gruppo le persone trovano:

  • Informazioni su come far fronte ai loro problemi

  • Aiuto materiale (se necessario);

  • La sensazione che qualcuno si prenda cura di loro e le aiuti. Questo tipo di aiuto è spesso molto efficace perché:

    • I partecipanti ai gruppi trovano le altre persone “proprio come me”;
    • Vengono a sapere che altre persone hanno sentimenti analoghi e che quindi i loro sentimenti possono essere “normali” nelle loro circostanze;
    • Sono incoraggiati nel rendersi conto che anch’essi, a loro volta, possono diventare “aiutanti” anziché essere semplici utenti o ricettori di aiuto;
    • Aumentano la stima di sé, delle proprie risorse, abilità, lavorando su una maggiore consapevolezza del proprio ruolo;
    • Riflettono sulla propria situazione familiare, rielaborando la sofferenza del distacco familiare;
    • Possono coltivare nuove amicizie, uscendo dall’isolamento.

    Possiamo quantificare a tre le fasi del processo post-separativo. Cosa prova la persona nelle varie fasi:
    Fase 1) Utenti della prima fase post-separativa

  • Sensi di colpa per non avere potuto evitare la separazione;

  • Sensi di abbandono per non essere più accudito ovvero per non avere più il punto forte di riferimento della casa coniugale;

  • Sofferenza per la mancanza di ruolo nei confronti dei figli e per non avere più un ruolo di coniuge;

  • Difficoltà a riorganizzare gli spazi abitativi;

  • Difficoltà a prendere coscienza di quanto sta accadendo;

  • Desiderio di parlare con qualcuno e di essere ascoltato e continuare ad ascoltarsi;

  • Perdita della stima di sè;

  • Voglia di non vivere (a volte tanti fanno dei tentativi di suicidio);

  • Difficoltà a ricordarsi di quanto è accaduto e del motivo perché ciò accade proprio a lui/lei;

  • Rabbia di essere stato lasciato;

  • Odio nei confronti dell’ex partner e della famiglia che lo circonda.

    Fase 2) Utenti nella fase intermedia
    Questi membri del gruppo (passati anche loro nella prima fase acuta) cominciano a frequentare il gruppo in maniera discontinua: il processo di miglioramento è visibile; il “membro” quando è presente nel gruppo, parla di più e interagisce con gli altri e fa da “specchio” all’occorrenza, ovvero sia attutisce la negatività del vissuto e raccontato della persona che vive la prima fase. Nonostante possiamo definire il nostro gruppo aperto, senza obbligo di frequenza si nota un inizio di disaffezione al gruppo, comincia a non dipendere più dallo stesso. Sono visibili altri miglioramenti quali:

  • Desiderio di prendersi cura di qualcuno;

  • Voglia di fare altro per uscire dal suo isolamento (comincia a guardarsi intorno e cerca di capire cosa altro può fare nella sua vita, oltre che piangersi addosso);

  • Cerca soluzioni affettive o si chiede se sia giusto non pensare ad una nuova affettività;

  • Vuole ampliare o imparare a gestirsi spazi e momenti ricreativi, magari cercando inizialmente tra i membri del gruppo la possibilità di fare qualcosa in comune;

  • Rifiuto di ascoltare i membri del gruppo che sono nella fase più acuta;

  • Ricerca di altre forme di aggregazione;

  • Voglia di cominciare a piacersi;

    Fase 3) Utenti che sono fuori completamente (per alcuni aspetti) dalla sofferenza post-separativa. (gruppo out)
    In questa altra tipologia l’utente dovrebbe in teoria uscire dal gruppo ma non lo fa. Continua a farvi parte a volte assiduamente come nella prima fase, a volte in maniera solo passiva quasi da spettatore che si lascia coinvolgere nella tecnica dello “specchio” con fasi di noncuranza per quanto sta accadendo, quasi non fosse lì, ma ci sta e ci viene. La fase finale dell’evento post-separativo è evidente in quanto i segnali di benessere, acquisito stando in mezzo al gruppo, hanno dato i risultati sperati. La persona mette in atto i seguenti processi:

  • Non dipende più dal gruppo nel senso che anche quando è fuori riesce a riempire meglio i suoi spazi ed i suoi tempi allargando la conoscenza anche ad altre persone e non più l’attaccamento e la dipendenza nel gruppo;

  • Voglia di riorganizzare la propria vita affettiva;

  • Voglia di benessere fisico (quasi sempre si inizia a frequentare una palestra (le donne) mentre gli uomini iniziano a frequentare corsi di ballo, discoteche, pub per ricerca di altre persone e facilitare la comunicazione;

  • Recupero della stima del sé;

  • Ripresa e maggiore consapevolezza per mettere in atto le proprie risorse;

  • Scoperta di nuove mete e nuovi traguardi (comincia a porsi degli obiettivi);

  • Voglia di uscire dall’isolamento;

  • Voglia di appartenere al gruppo ma nello stesso tempo di muovere e scuotere il gruppo a fare qualcosa di diverso.


  • Documenti
    IV Convegno Nazionale dei Gruppi di Auto Mutuo Aiuto per Persone in lutto
    Volantino Progetto Caleidoscopio: Fronte - Retro
    Volantino Terzo Convegno Nazionale Realtà di Auto Aiuto: Fronte - Retro
    Volantino 2001: Fronte - Retro

    Articolo apparso su "Corriere di Como" - 3 novembre 2001